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CENNI SULL'ANTIQUARIUM
(a cura del prof. Giovanni Gangemi)
Solo pochi reperti, rinvenuti nelle indagini effettuate nel sito della città, sono esposti nel piccolo Antiquarium locale, allestito dalla Soprintendenza Archeologica della Calabria, che completa in modo didattico la visita dellantica Medma.
LAntiquarium è inaugurato il 12 gennaio 1998 dal sindaco di Rosarno, on. Giuseppe Lavorato, alla presenza del Sottosegretario per i Beni Culturali e Ambientali on. Willer Bordon, del Soprintendente Archeologico della Calabria dott.ssa Elena Lattanzi e di altre illustri autorità.
Lesposizione permanente dellAntiquarium di Rosarno, in prospettiva di un Museo, deve intendersi soprattutto come esposizionedidattica, visto lo spazio disponibile che, comunque, è sufficiente ad illustrare ai visitatori e agli studiosi il livello raggiunto nella ricerca dellantica Medma. Ci sono, provvisoriamente, 10 vetrine così ripartite: - 2 vetrine con i reperti dellabitato di Medma; - 1 vetrina con i reperti rinvenuti nel cortile del Mattatoio comunale; - 1 vetrina con i reperti dellarea sacra di contrada S. Anna; - 2 vetrine con i reperti dellarea sacra di contrada Calderazzo; - 4 vetrine con i reperti della necropoli di contrada Nolio-Carozzo; - e infine, esternamente, sono sistemati un pithos (grande contenitore per derrate alimentari), un thymiaterion (=incensiere) e la Tariffa della Scafa, una grande pietra sulla quale vi è una iscrizione del 1737.
Si parte dallesposizione dei rinvenimenti nellabitato, si passa poi ai santuari, alle necropoli e si percorre, con significativi reperti che vanno dal VI al III sec. a. C., tutti i principali momenti della storia di questa antica città. Sono stati studiati pannelli riassuntivi, con poche parole, prevalgono le immagini, le fotografie, i disegni e, quindi, la lettura dell'esposizione è abbastanza semplice. Sono esposte le offerte della stipe votiva di località Calderazzo e della stipe votiva di località S. Anna, questultima conosciuta meglio come stipe dei cavallucci.
La peculiarità della stipe è rappresentata dal rinvenimento di numerosissimi esemplari di cavallini in terracotta (cinquanta figurine complete e 101 teste), che lOrsi interpretava come offerte donate alla divinità, sicuramente Atena, per ringraziarla dei pascoli di cui aveva dotato i dintorni della città. Sono esposti alcuni reperti rappresentativi dellarea sacra venuti alla luce dal 1988 al 1996 nel cortile del mattatoio comunale, sito in via Ceramidio.
Tra il materiale rinvenuto, oltre alla grande quantità di anfore e alla ceramica a vernice nera, i reperti che caratterizzano questo santuario, perché significativi per il culto, sono senzaltro i recumbenti (figure di bacchettanti, adagiate sul letto conviviale); questa classe di reperti è connessa al banchetto dionisiaco, e più in generale, al culto ctonio (relativo agli inferi). Nelle vetrine sono esposti alcuni pesetti da telaio, a forma discoidale, a forma di violino e a forma troncopiramidale, alcune lucerne a vernice nera e un piccolo gruppo di lekythoi. La lekythos, in quanto contenitore di olio per toilette, era ampiamente utilizzata nel rituale funerario che prevedeva lunzione del corpo del defunto. Vi sono alcuni skyphoi, una lekane e tanti altri utensili da cucina acromi e a vernice nera. Notiamo anche alcuni frammenti di ceramica attica dipinta. In una vetrina riservata allabitato di Medma cè una tegola del tetto di un edificio configurata a testa di Sileno (= antefissa) di età arcaica. Nelle vetrine riservate al deposito votivo di località Calderazzo, si osservano delle teste e dei busti femminili di dimensioni notevoli. Vogliamo ricordare che a Medma, verso la fine del VI sec. a. C. compaiono i primi grandi busti femminili che presentano gli avambracci ripiegati sul petto e le mani che reggono i soliti simboli: la destra un fiore di loto e la sinistra una corona. In altri busti pare assai interessante levoluzione della chioma dei capelli. Accanto a quella frontale divisa in triplice ordine di graziose treccioline ben pettinate e desinenti a spirale, sormontata da diadema vi è quella a ben cinque ordini di ricci frontali a lumachella e poi ancora quella distribuita in fronte in due masse pettinate longitudinalmente, lasciando visibili due globetti che adornano le orecchie, le quali, però, sono quasi sempre nascoste sotto le trecce o le masse laterali dei capelli. Altri esemplari di grandi busti femminili dellinizio e dellinoltrato V sec. a. C. sono quelli ad esempio coi capelli spartiti al centro che scendono a onde verso i lati del volto.
Mancano provvisoriamente per motivi di pulizia e di restauro le arule, piccoli altarini di terracotta, e le statuette di divinità in trono con colomba. Per queste ultime statuette, potrebbe trattarsi di Afrodite, ma la colomba non è un attributo specifico di questa dea poiché ricorre anche in connessione con Hera, con la stessa Persefone ed altre divinità, rendendone pertanto incerta identificazione. Sono invece ben caratterizzati con i propri attributi la dea Athena armata e in posizione di attacco verso destra, ed Eracle avanzante con la leonté legata sulle spalle. Alcune terrecotte maschili barbate sono probabilmente identificabili con Zeus. Volendo parlare delle arule, innanzi tutto dobbiamo dire che in unarea di circa mezzo metro quadrato, sopra il sepolcro n. 19, nellarea della necropoli, Paolo Orsi nel 1914 accolse numerosi frammenti di una preziosa arula, corrispondente in tutto alla matrice Colloca, con laiuto della quale, poi, è stato possibile integrare e ricostruire il reperto che ora è esposto nel Museo Nazionale di Reggio Calabria.
Nel 1917, Carl Robert e Giulio Emanuele Rizzo hanno indipendentemente riconosciuto, sul frontespizio dellarula ritrovata dallOrsi, il soggetto di una tragedia di Sofocle, la Tyro, presentata sulla scena ateniese fra il 420 e il 414. Larula di Tyro è la più bella e la più famosa arula fittile venuta finora alla luce. Secondo lesegesi più accettata, in un recinto sacro, i figli di Poseidone, Pelia e Neleo, riconoscono la loro madre Tyro; notati i maltrattamenti che ha dovuto subire da parte della matrigna uccidono questa in presenza del nonno Salmoneo. Oltre allarula di Tyro esistono altre arule medmee, analoghe a questa per dimensioni e cronologia. Sul frontespizio di unaltra arula si può notare un giovane eroe in armi che stringe la mano a un re in trono, con scettro, fra un arciere a sinistra e uno scudiero negro a destra, che porta uno scudo decorato con figure di grifo: si tratta probabilmente di Perseo che promette a Cefeo, re degli Etiopi, di liberare la figlia Andromeda. Osservando i reperti custoditi nelle vetrine dellAntiquarium rosarnese, il nostro interesse, però è subito attratto da alcune figure maschili (kriophoroi), che portano un ariete sulle spalle e rappresentano probabilmente Hermes, raffigurato talvolta con fattezze spiccatamente giovanili e altre volte, invece, come un vecchio dalla lunga barba e col mantello sulle spalle. Lariete è trattenuto per le gambe con le due mani separate. Nella zona bassa, disposta ad Est della sala, spicca soprattutto un pithos (= contenitore) e un thymiaterion (= incensiere), quasi integri. Su un piedistallo fa bella mostra una pietra lavorata con una iscrizione del 1737. Liscrizione indica le tariffe per lattra versamento del fiume Mésima su una scafa (= barcone o chiatta per il traghettamento). E la Tariffa della Scafa. Su un pannello spiccano cinque fotografie a colori: sulla prima, quella a sinistra di chi guarda, è raffigurato uno specchio in bronzo della prima metà del IV sec. a. C., rinvenuto in un dolio cinerario con alcuni alabastra e vasetti acromi dispersi, in contrada Grizzoso alla estremità orientale del Piano delle Vigne. Il manico dello specchio è tutto traforato e rappresenta un satiro dal corpo villoso, con una pelle di animale legata dietro le spalle, che accarezza un giovane addormentato, in un ambiente di rocce e alberi, tipico delle scene a sfondo erotico e grottesco dei personaggi del mondo dionisiaco, invece, a destra e in basso di chi guarda, ci sono due foto di una interessante anfora attica, a figure nere su fondo rosso del VI sec. a. C., che raffigurano: - sul lato A un Dioniso con satiri e Menadi - sul lato B cinque personaggi in combattimento, tra i quali, forse, anche Aiace.
Lanfora Gangemi (così è stata definita dalla Sovrintendente ai Beni Archeologici della Calabria, dott.ssa Elena Lattanzi, allatto della donazione) ha un'altezza di cm.50 e, alla bocca, un diametro di cm. 24. Non solo lanfora, qui raffigurata, ma tutto il materiale esposto nelle vetrine dellAntiquarium pongono domande troppo inquietanti con la grande Arte, perché non è difficile cogliere nel mirabile aspetto di queste e di altre terrecotte lo sforzo delluomo che scava nel profondo dellanimo alla ricerca inesausta delle scintille divine, perché eroe è solo colui che riesce a conquistare lareté, la virtù spirituale e fisica, che sa essere bello e buono e che nella struttura fisica esprime la struttura spirituale. Quello stesso spirito di ansia, di ricerca, che favorì nei Greci il desiderio di nuove terre e che portò alla fondazione, sulle nostre coste, di splendide città, capaci di misurarsi e competere con la madrepatria. |
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