Albo Pretorio on Line

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L’Albo Pretorio è un istituto preposto alla pubblicità degli atti amministrativi degli enti di governo locale antico di ben venticinque secoli. Fu istituito insieme all’ufficio stesso del pretore e consisteva in un pannello dipinto di bianco (tabula alba) affisso in un luogo di pubblico accesso presso il praetorium, ossia la sede ufficiale e alloggio stesso del pretore. Sull’albo pretorio venivano trascritti o affissi gli editti – tra cui l’edictum perpetuum, cioè l’insieme delle norme amministrative generali cui il pretore si sarebbe attenuto durante tutta la durata del suo incarico. Sopravvissuto in forma simile a quella antica presso i comuni medievali prima e negli stati preunitari poi, alla data dell’Unità d’Italia era già esistente presso gli enti di governo locale.

Attraverso una stratificazione di norme, molte delle quali ancora in vigore e la più antica delle quali risale al 1865, l’albo pretorio diviene progressivamente, nello Stato Italiano, lo strumento tipico attraverso il quale gli enti di governo locale, e più in generale tutti i pubblici enti, forniscono evidenza pubblica dei loro atti di amministrazione così come previsto dalla legge (cioè forniscono al pubblico la cosiddetta “pubblicità legale” degli atti amministrativi).

Per il ragguardevole ammontare di 2377 anni l’albo pretorio ha fatto uso della medesima, elementare tecnologia: anzi, diciamo, ha fatto pressoché a meno di qualunque particolare soluzione tecnologica. Dall’inizio del 2011, però, con l’entrata in vigore dell’art. 32 della legge 69/2009, il Legislatore ha giubilato l’albo pretorio dopo oltre due millenni di servizio, trasferendo le sue funzioni dallo spazio materiale a quello virtuale telematico. Tale misura normativa risponde alle esigenze di “eliminazione degli sprechi relativi al mantenimento di documenti in forma cartacea” come recita la rubrica dell’articolo citato (tra l’altro, il titolo di un provvedimento o di una sua parte, capo o articolo, si dice tuttora “rubrica” proprio perché nell’albo pretorio romano i titoli dei provvedimenti e dei loro sottocapi erano scritti in rosso).

Dal gennaio 2011, quindi, gli obblighi di pubblicazione di atti e provvedimenti amministrativi aventi effetto di pubblicità legale si intendono assolti da parte dei pubblici enti soltanto con la pubblicazione nei propri siti internet di copie o duplicati digitali degli atti stessi.

Perché la nuova modalità di pubblicazione telematica sia efficace, tuttavia, deve essere effettuata sia secondo quanto dispone l’art. 32 della legge 69/2009, sia secondo le altre norme generali e particolari, nonché le linee guida e gli altri provvedimenti di indirizzo, che regolano la pubblicazione telematica di atti e documenti della pubblica amministrazione.

Dal combinato disposto delle numerose norme vigenti in materia, risulta che:

a) i pubblici enti hanno l’obbligo di effettuare la pubblicità legale prescritta dalla legge 69/2009 sui propri siti informatici (comma primo dell’art. 32 della legge 69/2009), ovvero, alternativamente, mediante utilizzo di siti informatici di altre amministrazioni ed enti pubblici obbligati, ovvero di loro associazioni (comma terzo dell’art. 32 della legge 69/2009); si tratta, peraltro, di una misura di ovvia razionalità, dacché costituisce la mera trasposizione nello spazio virtuale pubblico, rappresentato dal sito istituzionale della pubblica amministrazione, di quanto già accadeva con la pubblicazione dell’albo pretorio convenzionale, che avveniva in uno spazio fisico pubblico gestito dall’ente pubblicante e ad esso univocamente riconducibile, al naturale fine di offrire garanzie di certa provenienza dell’atto stesso dalla pubblica entità che lo aveva formato; inoltre, non pare potervi esser dubbio che con la locuzione “propri siti informatici” si debbano intendere i siti istituzionali dei pubblici enti, così come definiti dalle linee guida per i siti web della pubblica amministrazione di cui all’art. 4 della Direttiva 8/09 del Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione: infatti non solo il sito istituzionale, realizzato ai domini geografici riservati ai pubblici enti ovvero al dominio “.gov.it”, come indicato dalle medesime linee guida, garantisce la riconoscibilità della natura pubblica del sito, la chiara identificazione dell’amministrazione che lo gestisce e, quindi, la genuina provenienza dei documenti consultati, ma, a fugare ogni dubbio a riguardo, i servizi di pubblicità legale di cui all’art. 32 della legge 69/2009 compaiono nelle stesse linee guida espressamente indicati tra i contenuti minimi obbligatori dei siti istituzionali (tabella 5 delle linee guida 2011);

b) gli strumenti informatici utilizzati per l’assolvimento degli obblighi di pubblicità legale devono possedere i requisiti di accessibilità previsti dalla legge 4/2004 e dai relativi regolamenti in materia (nel D.P.R. 1 marzo 2005 n. 75, D.M. 8 luglio 2005, D.M. 30 aprile 2008), richiamati dalle medesime linee guida citate al precedente punto a) (v. ibid. capp. 1.1.2 e 4.4) nonché dalle linee guida in materia di trattamento di dati personali contenuti, anche in atti e documenti amministrativi, effettuato da soggetti pubblici per finalità di pubblicazione e diffusione sul web, adottate dal Garante per la Protezione dei Dati Personali il 2 marzo 2011;

c) in particolare, per la realizzazione dell’interfaccia utente del servizio e dei suoi automatismi devono essere usati i formati accessibili ed i criteri funzionali ed organizzativi specificati nell’allegato A del D.M. 8 luglio 2005 e s.m.i., e i documenti amministrativi oggetto della pubblicità legale debbono essere pubblicati nei formati aperti ed accessibili specificati dalle linee guida dette innanzi, e in particolare, per i documenti che non devono essere ulteriormente modificabili dopo la pubblicazione (atti, norme, ecc.), in formato PDF predisposto in forma accessibile (linee guida per i siti web della pubblica amministrazione di cui all’art. 4 della Direttiva 8/09, cap. 5.2) e segnatamente in formato ‘tagged PDF’ secondo lo standard ISO/IEC 32000-1:2008 (al medesimo cap. 5.2);

d) che a contemperazione degli obblighi di pubblicità legale con le necessarie misure di protezione dei dati personali, affinché il trattamento dei dati, pur obbligatorio, rimanga proporzionato alle effettive necessità di utilizzo, i siti istituzionali dei pubblici enti che effettuano la pubblicità legale a norma della legge 69/2009 devono porre in essere accorgimenti atti ad evitare l’indicizzazione automatica del contenuto degli atti amministrativi pubblicati nei motori di ricerca esterni al sito (linee guida del Garante per la protezione dei Dati Personali relative alla pubblicazione dei documenti amministrativi del 2 marzo 2011, cap. 5.1) a contingentare il tempo di pubblicazione nei termini stabiliti dalla legge (cap. 5.2), a evitare la duplicazione massiva dei file contenenti dati personali (cap. 5.3), a evitare cancellazioni, modifiche, alterazioni o decontestualizzazioni delle informazioni e dei documenti resi disponibili, raccomandando l’utilizzo della firma digitale o altro accorgimento equivalente, in modo da garantirne l’autenticità e l’integrità (cap. 5.4)

Il passaggio da un servizio erogato per oltre due millenni senza particolari accorgimenti tecnici ad un altro, nuovo ed equivalente, erogato in una maniera che invece deve rispettare tutti gli accorgimenti tecnici detti qui sopra, porta comprensibilmente ad una qualche difficoltà di adeguamento; nondimeno, tuttavia, avendo le nuove norme comportato la cessazione di ogni efficacia della pubblicità legale svolta in maniera non telematica a far data dall’inizio del 2011, appare chiaro che non si intravede alternativa se non quella di porre in essere ogni sforzo, da parte dei pubblici enti, per far sì di adeguarsi in pieno ed in tempo a tutte le norme suddette.
D’altra parte, la maggioranza stragrande delle norme e dei regolamenti citati innanzi sono già in vigore da anni, e ne consegue pertanto che un mancato adeguamento tempestivo del servizio di pubblicità legale, pur introdotto di bel nuovo (ma pur sempre esso stesso con una norma promulgata già da tre anni) appare – per questo motivo – meno giustificabile.